STORIE SU CUI RIFLETTERE Stories di Giuseppe,clochard per forza in periferia

Napoli dopo Roma e Milano è la città che più è popolata di senzatetto,di barboni,i cosiddetti clochard,per dirla alla francese.Basta fare un giro per la stazione centrale e dintorni per rendersene conto,ma anche nei giardinetti di piazza Cavour ce ne sono,perlopiù stranieri,donne soprattutto.Persone lerce,con abiti dismessi,piene di vino e birra.Non di rado,qualche volta,tra di loro,scoppia la rissa,magari proprio per una bottiglia di vino.Certo,è una vita da cani,chi lo fa per scelta,chi per forza.In questi giorni di abbondante neve e gelo,se la sono vista male.In loro soccorso i volontari della Caritas e la Comunità si Sant’Egidio.Una coperta,un pasto,delle bevande calde.
Giuseppe è uno di questi clochard,ma non sta nè a piazza Garibaldi nè in piazza Cavour,preferisce la periferia,Chiaiano,proprio davanti alla metro.Fa questa vitaccia non per scelta,ma per forza.Da circa 5 anni.Abitava in via Emilio Scaglione(zona Marianella),a poca distanza dalla metro.Mamma morta,il padre che va via da casa,per chissà quale destinazione e, Giuseppe rimane senza un tetto dove dormire,non avendo possibilità di pagare un affitto.2 sorelle sposate che non possono ospitarlo.E Giuseppe diventa clochard per forza.Vita da cani.Racconta che un tempo stava a Bologna a fare l’imbianchino,poi tutto finisce,e torna a Napoli.Ha 50 anni,dice,alto un metro e 75,porta la barba.Molti abituè della metro hanno imparato a conoscerlo,qualcuno porta un panino e una bibita e qualche parola di conforto.Qualche monetina.Giuseppe però spesso rovista nei cestini della spazzatura,raccoglie mozziconi di sigaretta,chiede l’elemosina.Giuseppe è educato,gentile,non dice parolacce a nessuno.Mite,di poche parole.Durante il giorno vagabonda nei dintorni della metro,poi si fa sera,lo aspetta un’altra nottata,al freddo e al gelo.Giuseppe è lì,sotto una coperta all’ingresso della metro.Forza,ragazzo.
Alberto Alovisi